
MARCO DISTORT
In principio
fu l'arte
Per quasi quarant’anni Marco Distort ha cercato di soffocare la viscerale passione che fin da giovane ha avuto per le arti figurative.
Ora, non potendo più trattenere l’ondata dirompente di un deciso vigore creativo, ha ripreso in mano i pennelli e nel giro di poco tempo ha prodotto un gran numero di opere.
All’inizio del suo nuovo cammino artistico, la sua produttività si è realizzata nell’espressionismo astratto, ma gradualmente si è spostata verso l’Informale Materico, attraverso una ricerca di forme e colori, utilizzando tecniche miste.
Nel Novecento, l’Arte Informale introdusse la materia come fondamento dell’espressività, così da rendere più incisivo il sentire, «approfondendo il rapporto tra emozionalità e forza comunicativa, in virtù della quale [gli artisti] potevano mettere l’accento su quelle ferite del vivere che venivano rappresentate con la deformazione dei materiali utilizzati» (Marta Lock).
I suoi quadri, quasi tutti di dimensioni medio-grandi, testimoniano non solo richiami concettuali e tecnica espressiva, ma anche un’elaborazione della matericità, con una continua sperimentazione del visivo, poiché Marco Distort è un sostenitore del concetto di arte come un continuo divenire.
Le sue opere, oltre al piano cromatico, si possono fruire pure da un punto di vista tattile, grazie all’utilizzo di materiali inerti, come ad esempio sabbia, stucco e granulato di varia pezzatura.
Sia i suoi libri (saggi e romanzi), sia le sue opere pittoriche, stanno riscuotendo apprezzamento da parte della critica e del pubblico.
Marta Lock, critica d’arte internazionale, ha scritto di lui (La sintesi tra osservazione e introspezione nell’Informale Materico di Marco Distort):
«All’Informale Materico appartenevano l’italiano Alberto Burri, che fu il primo a introdurre materiali plastici e oggetti di uso quotidiano bruciati, liquefatti, contorti e strappati, e il catalano Antoni Tàpies con cui la materia era esplorata dal punto di vista concettuale. L’artista valdostano Marco Distort raccoglie l’eredità dei due grandi esponenti dell’Informale Materico dando vita a un suo proprio linguaggio espressivo dove l’attitudine all’introspezione si fonde a un approccio sperimentale, poiché l’esigenza di scolpire, strutturare e rendere concreti i pensieri e le intuizioni che riceve dall’ambiente circostante grazie alla sua particolare attitudine all’ascolto, lo inducono a trasformare letteralmente ogni tela in un approfondimento intenso e intimo.
[…]
La gamma cromatica preferita da Marco Distort è quella che vira verso i colori terrosi, polverosi, ombrosi ma caldi e vivi, quasi le sue emozioni fossero costantemente legate a un sottostrato riflessivo ma in qualche modo razionale, nel senso che hanno bisogno di essere comprese e analizzate prima di potersi manifestare. Ed è proprio qui che entra in gioco la materia, come gli stucchi, la sabbia, il granulato di pietra che trattengono il colore, formano dei rilievi che scavano, oppure al contrario debordano dalla bidimensionalità per andare a interagire con lo spazio circostante. Quasi la viscosità della superficie costituisse un modo per scolpire quella specifica sensazione, quell’interpretazione ricevuta dall’ambiente esplicitato dal titolo. L’aspetto finale delle opere è dunque decontestualizzato non solo per l’assenza di forma bensì anche nei colori riconducibili al paesaggio interiore che si costruisce all’interno della sensibilità di Marco Distort che poi viene esternata attraverso la fase della riflessione e dell’approfondimento, di fatto trasformandone la percezione.
[…]
Iscriviti alla newsletter
RIMANI AGGIORNATO SULLE ULTIME NOVITÀ